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Dr.ssa Luana Rizzi



 
i miei articoli

Identità: Chi sono?

La scelta di questo argomento nasce da osservazioni nella pratica clinica. Molti pazienti, dopo i primi incontri orientati all'analisi dei sintomi, espongono un'ulteriore richiesta: “Voglio capire chi sono!”; “Desidero ritrovare la mia identità”. Si tratta in realtà di una richiesta strettamente connessa con lo stato di disagio che li ha condotti a chiedere aiuto e che può spiegarne l'insorgenza.
L'identità, intesa come senso del proprio essere, comincia a costituirsi nelle prime fasi di sviluppo, soprattutto attraverso il processo di identificazione con le figure parentali, che offrono il primo modello per la costruzione della propria identità, e continuerà andando incontro a crisi di vario genere nell'età evolutiva. Quando, però, la ricerca della propria identità riemerge o prosegue in età adulta, qualcosa non è stato adeguatamente elaborato e accettato, facendo perdere il contatto con “se stessi”.
Il nostro essere è il risultato di un continuo adattamento tra le diverse parti del nostro mondo interno, della personalità, e la realtà esterna con le sue continue richieste. L'adattamento è un meccanismo di sopravvivenza, è la miscela di due forze potenti: l'espressione del sé e l'accomodamento; ossia l'espressione dei veri sentimenti, bisogni, pensieri, azioni, e dall'altra parte il cambiare qualcosa di se stessi per poter soddisfare i propri bisogni.
Il processo di accomodamento è una parte del processo di crescita, è quindi assolutamente necessario: è il modo in cui tutti apprendiamo a vivere nella società. Il problema subentra quando l'accomodamento è stato sovrabbondante e la persona comincia a perdere traccia del suo “vero sè”, ossia del proprio sé interno.
Il proprio sé interno può essere considerato come la reale fonte della vita. Inibire il vero sé può comportare una deteriorata capacità di guarire dagli eventi dolorosi della vita poiché parti/aspetti del sé, utili e adattive, sono state inibite. Quando, quindi, questa costrizione del sé è rigida si perde il contatto con le naturali capacità di crescita e guarigione emozionale.
In questi casi bisognerà determinare quali aspetti del sé sono stati bloccati e poi scegliere l'intervento più adeguato per sbloccare, metaforicamente parlando, queste porte, e ripristinare il suo sviluppo.

dr.ssa Luana Rizzi
Psicologa Clinica a Foggia


 
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